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Siamo stati ad Anzola dell’Emilia, a due passi da Bologna, per
incontrare Giuseppe Vaccari, classe 1950, imprenditore assai noto del
nostro settore. Motivo della visita, amicizia a parte, la voglia di fare un
“punto della situazione” sull’andamento della sua Axel Technology,
un’impresa che in soli 11 anni di attività è passata dai circa 50 mila euro di
fatturato (nel 1996) alla chiusura di quest’anno, stimata in circa 4 milioni e
mezzo. Da ottobre l’azienda ha raddoppiato la sua superficie, acquisendo uno
spazio commerciale limitrofo. ma nei progetti c’è già una garnde e nuova sede
autonoma. L’occasione immobiliare è diventata ottimo pretesto per ripercorrere
le tappe di questa storia d’azienda che, come altre storie del nostro settore,
non è che un frammento della storia collettiva del broadcast italiano.
Lasciamo sia lo stesso Vaccari a riassumere il proprio percorso
professionale: “Il mio esordio lavorativo fu presso la Marples, specializzata
in strumenti di misura, poi approdai nel
1978 alla Data General occupandomi di vendita e del commerciale in genere.
Venendo da un lavoro di produzione e assistenza post-vendita, vissi
l’evoluzione con la giusta consapevolezza. Di pari passo con questi impieghi,
prese avvio l’attività di ideazione e realizzazione di apparati di bassa
frequenza, in collaborazione con il fratello maggiore Claudio (quest’ultimo si
occupava della progettazione). Era un lavoro reso possibile dall’esplosione del
mercato radiotelevisivo privato in Italia: c’era un gran bisogno di soluzioni
funzionali e a basso costo e noi ci trovammo coinvolti dal fenomeno”. Prosegue
Giuseppe Vaccari: “All’inizio degli anni ’80 incontrai Fulvio Perri
della Akron, che all’epoca operava di concerto con realtà quali Elenos, RVR e
noi. Svolgevamo una sorta di attività di subfornitura con il nostro marchio
AEV: di fatto fornivamo il compendio di bassa frequenza per integrare il
pacchetto di vendita per le nascenti radio.
Radio Bologna International fu la prima a chiedere a me e a mio fratello
la fornitura “chiavi in mano” di mixer e di tutta la bassa necessaria ad
attrezzare ben 5 studi, oltre ai trasferimenti via doppino telefonico per
portare il segnale all’impianto trasmittente sito a San Luca e al primo coder
stereo di qualità. Il giro d’affari presto giustificò la nascita di AEV come
soggetto giuridico e società di capitali, della quale mi assunsi in primis
il rischio di impresa. Il mercato cresceva e l’esperienza fatta permetteva
un’evoluzione paritaria dei ruoli aziendali tra me e mio fratello, lui per il
progetto e io per la produzione e commercializzazione, oltre al coinvolgimento
di nostra sorella Carla in amministrazione”.
“A inizio anni ‘90 i network francesi cominciarono a passare alla
distribuzione satellitare – ricorda Vaccari -. Da noi l’affitto annuo del
satellite costava oltre mezzo milione di euro, mentre da loro circa 50 mila
euro. Però tale sviluppo comportava la moltiplicazione dei processori, che
andavano messi “a valle” del satellite, in ciascuna postazione. Servivano
centinaia di processori per le molte reti satellitare. Il distributore francese
era RCT e lui prospettò questo business
enorme. AEV aveva un prodotto digitale con porta seriale predisposta che andava
attivata. Il nostro ufficio di progettazione si arenò sulla problematica,
mentre la IDT di Lione uscì col prodotto e si monopolizzò il business. Questo
fu uno degli episodi che crearono i primi attriti in azienda tra i soci: io
ambivo a fare meglio e credevo che lo si potesse e dovesse fare, ma gli altri
sembrava non sentissero la necessità di investire per crescere e rinnovarsi e
comunque non reagivano alle opportunità che si presentavano. Erano i segnali di
strade pronte a separarsi”. Conclude Giuseppe Vaccari: “La goccia che ha fatto
traboccare il vaso è stata l’incapacità di far decollare il progetto di
automazione digitale radiofonica, che invece (secondo me) stava diventando la
killer application per entrare nelle radio”. Fu così che Giuseppe Vaccari,
seppure con grossi turbamenti personali (data la naturale anche familiare e non
solo professionale dei rapporti) decise allora di uscire dalla AEV per mettersi
in proprio e così nacque al Axel Technology.
Vaccari considera che “Era già evidente a metà anni ’90 che il mercato della bassa frequenza avesse un rapporto con l’alta frequenza in termini di volumi d’affari nell’emittente in ragione di 5 (studi) a 100 (postazioni). Quindi era chiaro che operando sulla bassa frequenza i margini di utilità fossero contenuti rispetto alla trasmissione e che per crescere aziendalmente i tempi fossero necessariamente lunghi e i ritmi, anche a lavorare bene, magari costanti, ma mai rapidissimi. Inoltre in Italia l’accesso al credito per un’azienda come la nostra è cosa normale per sviluppare la produzione, ma (per miopia del sistema creditizio) praticamente inesistente per sostenere il marketing; per esempio le banche non danno un soldo per aiutare le aziende a fare le fiere, anche se nello sviluppo internazionale le fiere del nostro settore rappresentano un presupposto fondamentale di sviluppo e a medio-lungo termine. All’inizio, data la situazione, come Axel abbiamo dovuto “inventarci” le risorse e fare anche scelte di... “finanza creativa”. La nascita di Axel coincise con la produzione di un mixer da discoteca: l’Oxygen 3, progettato da Christian Sighinolfi (primo partner dell’avventura). Solo poco dopo arrivò Stefania Vancini e il ‘96 chiuse in 3 persone. Oggi i dipendenti sono una ventina, ma con i consulenti e i collaboratori abituali siamo oltre la trentina. La seconda mossa fu quella di “intercettare” Andrea Valtulina e dare rilevanza commerciale e marketing alla regia digitale da lui già sviluppata e che, essenzialmente, era “solo” da valorizzare sul mercato più vasto. E così, senza costo diretto di ricerca e sviluppo (il lavoro era già stato fatto), dalla sinergia con Valtulina si è arrivati agli attuali circa 1.000 sistemi oggi operanti sul mercato”.
La gamma di prodotti Axel
Technology oggi spazia dall’automazione digitale radiofonica e televisiva, sino
alla bassa frequenza radiofonica (con consolle, processori audio, ...), oltre
ai coder stereo RDS e ai nuovissimi sistemi di monitoraggio di efficienza delle
reti FM (dal segnale di ingresso della rete sino alla monitoria dei segnali
effettivamente on air). Il mixer digitale è in arrivo entro fine anno.
Cose fatte
Apriamo con i “grandi numeri”
dei prodotti tradizionali, tipo i mixer analogici dei quali, tra i tre modelli
più venduti, sono state superate le 2.500 unità sul mercato; solo quest’anno in
Oxygen 3 se ne sono venduti quasi 200. Di processori audio sono state superate
le 1.500 unità vendute, mentre di ibridi telefonici sul mercato ce ne sonocirca
3.000, di cui quasi 400 venduti solo quest’anno. In RAI, per la Sipra
25, sono stati forniti DML Digital Media Logger per il monitoraggio delle messe
in onda dei canali propri (compresi i satellitari) e della concorrenza; Sipra
li utilizza per la certificazione della messa in onda e per il controllo della
concorrenza. In Romania, a Tv Antenna 1, dello stesso sistema DML sono
stati installati 50 apparati per la monitoria di altrettanti canali ed è già
stato avviato un rapporto di collaborazione con Astro, realtà satellitare
asiatica, che in progetto ha una struttura di controllo per 100 canali. A Radio
Vaticana con Netia è stato automatizzato tutto il sistema di messa
in onda dei Giornali radio, attualmente prodotti in una cinquantina lingue;
peraltro con Netia in RAI Axel vanta ben 630 postazioni di lavoro, per
l’automazione della messa in onda delle news su Radiouno, Radiodue e Radiotre e
GR Parlamento. Gli apparati sono dislocati tra Saxa Rubra, via Asiago, via
Teulada, il Parlamento e presso tutte le sedi regionali. In RAI ci sono anche i sistemi di messa in onda DJ
Pro per emergenza dei 3 canali nazionali (e per le programmazioni notturne)
e per la messa in onda abituale dei due canali di Filodiffusione (FD4 e FD5),
oltre a Rai International in AM per l’internazionale. Recentemente è
anche stato sostituito il sistema in uso presso Isoradio. In RaiWay è
stata vinta la gara per la fornitura e l’upgrade della rete pubblica
relativamente a 500 coder stereo e RDS.
Alla rete Radio Blanca in Spagna sono stati venduti 100
processori audio Falcon 35. Automazioni radio sono presenti oggi all’incirca un
migliaio nel mondo e tra queste, a parte la RAI, da evidenziare Virgin Radio,
Radio105, RMC, RMC2, 105 Classic e tutte le web radio del Gruppo Finelco,
Radio Maria, Lattemiele e quasi tutte le principali emittenti
locali leader di Audiradio. Sul fronte dell’automazione video ci sono sistemi
alle Bahamas, in Polonia, in Germania, in Cambogia, in Venezuela, in Messico.
Tre sono i sistemi più recenti: Viper è il sistema entry level, poi c’è X-TV
(sistema di playout con possibilità di gestire qualsiasi tipo di formato video
e sorgenti esterne) e infine c’è Digi-Tv, con il quale sono state equipaggiate
importanti emittenti: La8, La9 e La10 in Veneto (con 15 canali già cablati in
digitale e con già attivi 10 playout simultanei), Super3 nel Lazio e TGS a
Palermo.